Portali editoriali: qual è la strategia Inbound migliore?

Gestire un portale editoriale non è semplice come possa sembrare - rispetto a un e-commerce, ad esempio. Nell'immaginario collettivo, ci si figura una redazione come quella del Daily Planet, seppur diffusa data la caratteristica dell'online. Solo che invece di Clark Kent, per generare ROI da questa attività, oggi, serve davvero Superman.

Definire Budget, Obiettivi, Tempistiche di un progetto editoriale

La prima cosa da fare, come in ogni progetto in realtà, è quella di definire l'unico B.O.T. che conta: Budget, Obiettivi, Tempistiche. Perché è chiaro che:

  1. Senza pecunia, non avrai nessuno che redige i contenuti.
  2. Senza una direzione chiara, non solo editoriale, ma proprio di business (come guadagnerò? Pubblicità? Affiliazioni? Pubbliredazionali?), preparati a lasciar scadere il dominio in fretta.
  3. Senza delle tempistiche ben definite, il calendario editoriale va a farsi friggere come sotto lo sguardo calorifero di un Kryptoniano arrabbiato.

 A linee grandi come Doomsday:

  • I contenuti originali e di qualità costano (sì, anche la redazioni di news lampo. Su queste due tipologie di articoli ci torniamo fra poco).
  • L'obiettivo è determinante per costruire il funnel, anche se si trova al termine della corsa: se hai intenzione di far sottoscrivere un abbonamento a un infoprodotto al tuo utente, sai qual è la query migliore per intercettarlo e come portarlo a compiere l'azione di sottoscrizione? O ti interessa solo raggiungere alti numeri di traffico per poter fare la voce grossa in fase di contrattazione degli spazi pubblicitari?
  • Il calendario editoriale dev'essere semplicemente costante. Non è necessario che sia scolpito nella pietra come la mascella di Batman, anzi può essere anche malleabile come Clayface ma con linee guida ben chiare.

Scegliere l'inbound migliore per i tuoi articoli o scegliergli in base al canale

Ogni articolo dev'essere pensato per soddisfare uno specifico bisogno di uno specifico target raggiungibile attraverso uno specifico canale.

Ho avuto e ho la fortuna di potermi confrontare quotidianamente non solo con addetti al settore digitale ma anche con redazioni estremamente qualificate nel proprio lavoro e che da poco si affacciano ai canali online. E l'asserzione che apre il paragrafo, di solito, li lascia più sgomenti del fan medio DC Comics che si ritrova di fronte l'ennesimo reboot.

Mi permetto di analizzarla passo dopo passo:

Ogni articolo dev'essere pensato per soddisfare uno specifico bisogno...

Nell'ultimo periodo ho svolto una consulenza per una importante redazione che si occupa di finanza e, qualche tempo prima, analizzai il modello del loro competitor principale, nato e cresciuto con logiche digital.

Gli articoli della sopracitata redazione sono di una qualità rara, realizzati con perizia di dati (dato la tematica) che in lingua italiana è difficilmente rintracciabile. Purtuttavia, gran parte dei contenuti NON sono visibili sul canale di ricerca (Search Channel: i motori di ricerca), e sui social network (Social Channel) ricevono poche interazioni, tuttalpiù da un'utenza fidelizzata tramite il cartaceo.

Questo perché non è stata fatta alcuna query analysis prima di redigere un calendario editoriale per l'online:

Strategia di inbound marketing: il primo passo è la query analisis

Inbound marketing: il volume di ricerca ti dice su cosa scrivere i tuoi articoli

Diciamoci la verità, sicuramente ci sono delle ricerche per queste due query, ma sono così marginali da non generare chissà quale traffico.

Diverso risultato, invece, per una ricerca più popolare:

"Cosa sono le azioni": ricerca popolare. Sfruttala nell'approccio inbound

E qui andiamo ad analizzare la seconda parte dell'asserzione.

... di uno specifico target...

Il primo target, ereditato dalla testata cartacea (quello che si interessa della borsa belga), si è rivelato essere poco avvezzo al digitale - vuoi per età, vuoi perché preferisce gli approfondimenti della carta stampata. 

Una trasposizione di quei contenuti per l'online non è produttiva in termini di ROI.

Di contro, il secondo target (quello che cerca semplicemente cosa sono le azioni), è lo stesso al quale attinge il competitor principale, il quale realizza molto traffico da ricerche rivolte a un pubblico wannabe-investitore. L'utente-persona, in questo caso, è poco preparato finanziariamente e cerca informazioni online favorendo un portale ben posizionato, rispetto a una testata riconosciuta che però NON si fa trovare.

La redazione ha preferito parlare all'esperto Lex Luthor, inconsapevole che si tratti di un bacino di utenza estremamente ristretto che cozza con gli obiettivi preposti (aumento del traffico).

La criticità più grande, in questo caso, è il doversi confrontare con una linea editoriale stabilita: quanto si può abbassare il livello dei contenuti? Si tratta di una problematica legata più alla deontologia professionale ma che in ambito di marketing è una pura scelta di target, per l'appunto, dovuta a dover raggiungere il ROI.

A proposito di contenuti: come scegliere il canale migliore dove proporli?

... raggiungibile attraverso uno specifico canale

Concludiamo l'asserzione con la domanda che apriva questo post, specificando che:

Solo una volta definito il bisogno al quale rispondere e qual è l'utente-persona che lo esprime possiamo parlare di canale.

Ad oggi, i portali di accesso inbound al mondo digitale sono due: Organic Search e Social

In linea generale, per come si sta muovendo l'utenza, sono dell'idea che un portale editoriale debba definire la tipologia di contenuto anche in base al funnel scelto. Semplificando:

  1. Le news e i trend per i Social.
  2. Gli articoli pilastro (o evergreen) per la Search.

Le news e i trend per i Social

A meno che non si abbia una presenza forte su Google News, l'ideale per le notizie di trend - data la loro deperibilità di 48-72 ore - è la scelta di campo sui Social Network, specie se si tratta di news di cronaca o FORTEMENTE cicliche, ad es. l'andamento dei titoli della borsa nella giornata odierna (inutile dopo già 24 ore).

Visite a pinna di squalo

Tutto dipende dalla strategia che si adotta sui Social: nel caso di cui sopra, ti riporto un tipico caso di "news a pinna di squalo", come mi piace chiamarla, data la natura legata al cavalcare il trend del momento (nel caso in questione, anche piuttosto anomalo, dovuto al sostegno dato da una campagna ads. Va da sé che le tattiche possono essere implementate anche da ulteriori elementi anche a pagamento).

Gli articoli pilastro o evergreen per la Search

Forti di una query research di livello, è possibile individuare dei macro-temi con un numero di ricerche mensili importanti - che possono avere anche stagionalità - per sostenere il portale editoriale anche quando è un periodo "piatto" di breaking news.

Notizie a onda

Come vedi, le visite dal canale di Organic Search sono numericamente inferiori come picco ma costanti: di solito le chiamo "news a onda" e più esse sono presenti e programmate nel tempo all'interno del calendario editoriale, più il portale crescerà costantemente, potendo gestire al meglio i momenti di risacca e sfruttando al massimo le news-squalo, che neanche fossimo Aquaman.

Questo è il mio metodo inbound per costruire un contenuto per l'online allo scopo di portare traffico a un portale editoriale.

Cosa ne pensi?

Si tratta di una metodologia che applichi o che hai implementato in qualche modo? E con che risultati?

Sono curioso di conoscere la tua esperienza!

Portali editoriali: qual è la strategia Inbound migliore?

Gestire un portale editoriale non è semplice come possa sembrare - rispetto a un e-commerce, ad esempio. Nell'immaginario collettivo, ci si figura una redazione come quella del Daily Planet, seppur diffusa data la caratteristica dell'online. Solo che invece di Clark Kent, per generare ROI da questa attività, oggi, serve davvero Superman.

Definire Budget, Obiettivi, Tempistiche di un progetto editoriale

La prima cosa da fare, come in ogni progetto in realtà, è quella di definire l'unico B.O.T. che conta: Budget, Obiettivi, Tempistiche. Perché è chiaro che:

  1. Senza pecunia, non avrai nessuno che redige i contenuti.
  2. Senza una direzione chiara, non solo editoriale, ma proprio di business (come guadagnerò? Pubblicità? Affiliazioni? Pubbliredazionali?), preparati a lasciar scadere il dominio in fretta.
  3. Senza delle tempistiche ben definite, il calendario editoriale va a farsi friggere come sotto lo sguardo calorifero di un Kryptoniano arrabbiato.

 A linee grandi come Doomsday:

  • I contenuti originali e di qualità costano (sì, anche la redazioni di news lampo. Su queste due tipologie di articoli ci torniamo fra poco).
  • L'obiettivo è determinante per costruire il funnel, anche se si trova al termine della corsa: se hai intenzione di far sottoscrivere un abbonamento a un infoprodotto al tuo utente, sai qual è la query migliore per intercettarlo e come portarlo a compiere l'azione di sottoscrizione? O ti interessa solo raggiungere alti numeri di traffico per poter fare la voce grossa in fase di contrattazione degli spazi pubblicitari?
  • Il calendario editoriale dev'essere semplicemente costante. Non è necessario che sia scolpito nella pietra come la mascella di Batman, anzi può essere anche malleabile come Clayface ma con linee guida ben chiare.

Scegliere l'inbound migliore per i tuoi articoli o scegliergli in base al canale

Ogni articolo dev'essere pensato per soddisfare uno specifico bisogno di uno specifico target raggiungibile attraverso uno specifico canale.

Ho avuto e ho la fortuna di potermi confrontare quotidianamente non solo con addetti al settore digitale ma anche con redazioni estremamente qualificate nel proprio lavoro e che da poco si affacciano ai canali online. E l'asserzione che apre il paragrafo, di solito, li lascia più sgomenti del fan medio DC Comics che si ritrova di fronte l'ennesimo reboot.

Mi permetto di analizzarla passo dopo passo:

Ogni articolo dev'essere pensato per soddisfare uno specifico bisogno...

Nell'ultimo periodo ho svolto una consulenza per una importante redazione che si occupa di finanza e, qualche tempo prima, analizzai il modello del loro competitor principale, nato e cresciuto con logiche digital.

Gli articoli della sopracitata redazione sono di una qualità rara, realizzati con perizia di dati (dato la tematica) che in lingua italiana è difficilmente rintracciabile. Purtuttavia, gran parte dei contenuti NON sono visibili sul canale di ricerca (Search Channel: i motori di ricerca), e sui social network (Social Channel) ricevono poche interazioni, tuttalpiù da un'utenza fidelizzata tramite il cartaceo.

Questo perché non è stata fatta alcuna query analysis prima di redigere un calendario editoriale per l'online:

Strategia di inbound marketing: il primo passo è la query analisis

Inbound marketing: il volume di ricerca ti dice su cosa scrivere i tuoi articoli

Diciamoci la verità, sicuramente ci sono delle ricerche per queste due query, ma sono così marginali da non generare chissà quale traffico.

Diverso risultato, invece, per una ricerca più popolare:

"Cosa sono le azioni": ricerca popolare. Sfruttala nell'approccio inbound

E qui andiamo ad analizzare la seconda parte dell'asserzione.

... di uno specifico target...

Il primo target, ereditato dalla testata cartacea (quello che si interessa della borsa belga), si è rivelato essere poco avvezzo al digitale - vuoi per età, vuoi perché preferisce gli approfondimenti della carta stampata. 

Una trasposizione di quei contenuti per l'online non è produttiva in termini di ROI.

Di contro, il secondo target (quello che cerca semplicemente cosa sono le azioni), è lo stesso al quale attinge il competitor principale, il quale realizza molto traffico da ricerche rivolte a un pubblico wannabe-investitore. L'utente-persona, in questo caso, è poco preparato finanziariamente e cerca informazioni online favorendo un portale ben posizionato, rispetto a una testata riconosciuta che però NON si fa trovare.

La redazione ha preferito parlare all'esperto Lex Luthor, inconsapevole che si tratti di un bacino di utenza estremamente ristretto che cozza con gli obiettivi preposti (aumento del traffico).

La criticità più grande, in questo caso, è il doversi confrontare con una linea editoriale stabilita: quanto si può abbassare il livello dei contenuti? Si tratta di una problematica legata più alla deontologia professionale ma che in ambito di marketing è una pura scelta di target, per l'appunto, dovuta a dover raggiungere il ROI.

A proposito di contenuti: come scegliere il canale migliore dove proporli?

... raggiungibile attraverso uno specifico canale

Concludiamo l'asserzione con la domanda che apriva questo post, specificando che:

Solo una volta definito il bisogno al quale rispondere e qual è l'utente-persona che lo esprime possiamo parlare di canale.

Ad oggi, i portali di accesso inbound al mondo digitale sono due: Organic Search e Social

In linea generale, per come si sta muovendo l'utenza, sono dell'idea che un portale editoriale debba definire la tipologia di contenuto anche in base al funnel scelto. Semplificando:

  1. Le news e i trend per i Social.
  2. Gli articoli pilastro (o evergreen) per la Search.

Le news e i trend per i Social

A meno che non si abbia una presenza forte su Google News, l'ideale per le notizie di trend - data la loro deperibilità di 48-72 ore - è la scelta di campo sui Social Network, specie se si tratta di news di cronaca o FORTEMENTE cicliche, ad es. l'andamento dei titoli della borsa nella giornata odierna (inutile dopo già 24 ore).

Visite a pinna di squalo

Tutto dipende dalla strategia che si adotta sui Social: nel caso di cui sopra, ti riporto un tipico caso di "news a pinna di squalo", come mi piace chiamarla, data la natura legata al cavalcare il trend del momento (nel caso in questione, anche piuttosto anomalo, dovuto al sostegno dato da una campagna ads. Va da sé che le tattiche possono essere implementate anche da ulteriori elementi anche a pagamento).

Gli articoli pilastro o evergreen per la Search

Forti di una query research di livello, è possibile individuare dei macro-temi con un numero di ricerche mensili importanti - che possono avere anche stagionalità - per sostenere il portale editoriale anche quando è un periodo "piatto" di breaking news.

Notizie a onda

Come vedi, le visite dal canale di Organic Search sono numericamente inferiori come picco ma costanti: di solito le chiamo "news a onda" e più esse sono presenti e programmate nel tempo all'interno del calendario editoriale, più il portale crescerà costantemente, potendo gestire al meglio i momenti di risacca e sfruttando al massimo le news-squalo, che neanche fossimo Aquaman.

Questo è il mio metodo inbound per costruire un contenuto per l'online allo scopo di portare traffico a un portale editoriale.

Cosa ne pensi?

Si tratta di una metodologia che applichi o che hai implementato in qualche modo? E con che risultati?

Sono curioso di conoscere la tua esperienza!

Visual stoytelling: come si imposta un progetto di successo

Storytelling, visual storytelling, corporate storytelling, storytelling con patate, storytelling alla griglia… ce n’è per tutti i gusti.

Come orientarsi in questo universo, e soprattutto, come farlo bene? Esploriamo assieme questo argomento così attuale, per capire come poterlo integrare nelle nostre strategie di marketing.

La mia esperienza

Fino a qualche tempo fa non mi occupavo di visual storytelling, lo confesso. Poi vuoi per il fatto che univa le mie due passioni, quella per la scrittura e quella per la grafica, vuoi perché mi sono resa conto della sua importanza e della potenza che può avere (se ben fatto) per un brand, ho cominciato a studiarlo e ad utilizzarlo.

La strada è ancora lunga, d’altra parte “Roma non è stata costruita in un giorno”.

Vorrei però condividere con te il percorso che ho fatto, che parte dal capire innanzitutto che cos’è il visual storytelling, analizzando in seguito alcune strategie e tool utili da mettere subito in pratica.

Storytelling: l’arte di raccontare storie

Cominciamo dalle presentazioni. Che cos'è il visual storytelling? Semplice, lo dice il nome. Storytelling vuol dire raccontare storie, visual vuol dire che lo fai con degli elementi visivi.

Ehm, non proprio…

Lo storytelling è il processo attraverso il quale si costruisce e si organizza la narrazione di un racconto, e il visual storytelling fa questo anche grazie all’utilizzo delle immagini e dei video.

Okay, in parte uno storyteller racconta delle storie, ma c’è un qualcosa di più. Lo storytelling è un’arte, dove queste storie vengono raccontate in modo strutturato ed organizzato, ponendosi un determinato obiettivo. Alle persone piacciono le storie. Da sempre amano raccontarle e ascoltarle, le condividono e ne traggono insegnamenti. E questo accade da molti, molti, molti anni.

Già il tuo pro-pro-pro-pro zio probabilmente utilizzava il visual storytelling quando rappresentava l’esito della sua ultima battuta di caccia al bisonte sulla parete della sua caverna.

Le pitture rupestri di Altamira: esempi ancestrali di visual storytellingLe pitture rupestri di Altamira, uno dei primi esempi di visual storytelling

Molti anni più tardi gli antichi egizi riempivano interi papiri di geroglifici, ossia di elementi visuali, e di scene che rappresentavano le loro divinità o più semplicemente la loro vita quotidiana.

Da sempre quindi facciamo visual storytelling senza rendercene conto.

L’uomo ha cominciato a comunicare prima in modo visivo, e solo in seguito ha inventato un alfabeto e un modo di esprimersi testuale. Ma gli elementi visuali sono rimasti comunque largamente utilizzati. Perché?

Velocità elaborazione stimoli cervello rispetto alle immagini

Le immagini vengono elaborate 60.000 volte più velocemente dal nostro cervello rispetto a un testo da leggere. La comunicazione visiva è quindi più immediata ed è più semplice da comprendere.

Le immagini riescono a raccontare, spiegare e illustrare ciò che le parole a volte fanno fatica a comunicare in modo immediato. Ma allora basta costruire un racconto per riuscire a conquistare il  pubblico e avere successo? No, non esattamente. Come tutto ciò che riguarda il marketing occorre sempre avere una strategia ben pianificata.

Come facciamo allora a creare un visual storytelling di successo?

Le 7 regole d’oro da rispettare per fare Visual Storytelling

1. Impara a conoscere il tuo brand

Dai, questo è scontato, certo che lo conosco! Ma lo conosci veramente a fondo?

Lo so, mi ripeto, ma non posso farne a meno. Qui ritorniamo alla base di ogni strategia di brand: è necessario analizzare e definire con attenzione i valori del brand. Che cosa ritiene più importante? Che cosa vuole trasmettere ai propri utenti? Per far questo occorre chiaramente avere alle spalle una solida brand identity, sennò ciaone!

2. Lo schema narrativo

Il principe incontra la principessa, che viene però rapita dal drago cattivo. Il principe lo sfida, salvandola, e vissero felici e contenti.

Questo è lo schema narrativo classico che ritroviamo in tantissimi racconti scritti, ma il principio è valido anche nell’ambito del visual. C’è una situazione iniziale di equilibrio dell’eroe, l’equilibrio viene rotto dall’antagonista, l’eroe deve affrontare mille peripezie, spesso appoggiato da un aiutante, finché non ritrova l’equilibrio.

Schema narrativo classico valido anche per il Visual storytelling

Non si tratta di raccontare storie tutte uguali, ma utilizzare uno schema narrativo riconoscibile, perché l’utente ha bisogno di trovare qualcosa che conosce per riuscire ad orientarsi, e qui mi collego al punto successivo.

3. Riconoscibilità

Non solo attraverso l’utilizzo di uno schema narrativo.

Le immagini che scegliamo per il nostro progetto di visual storytelling devono far parte della sfera di conoscenza dei nostri utenti.

Se vogliamo comunicare con qualcuno dobbiamo usare un linguaggio che sia da lui comprensibile, senza offendere e senza urtare la sensibilità di nessuno. Questo vale anche per le immagini. Un esempio è la simbologia dei colori nelle varie culture. Il bianco ha un significato diverso per un utente occidentale da quello che gli viene attribuito da un utente orientale. Allo stesso modo ci sono colori che attirano di più l’attenzione, o colori che possono suscitare emozioni diverse: il blu infonde tranquillità e fiducia, il rosso energia ed emozioni più forti.

Non a caso i segnali stradali rossi comunicano pericoli o divieti, mentre quelli blu degli obblighi o dei comportamenti che sono consentiti.

Si tratta di capire che cosa dobbiamo comunicare e a chi.

4. Emozionare

C’è poco da fare, le emozioni guidano il cuore e la mente delle persone. Possiamo anche aver scelto il fotografo più bravo, il video maker più creativo, il set più figo, ma se non suscitiamo emozioni negli utenti che ci seguono il nostro progetto di visual storytelling sarà del tutto inutile.

Dobbiamo generare curiosità, creare empatia e coinvolgere il più possibile gli utenti, fornendo contenuti che possano risvegliare le loro emozioni.

Mostriamo il lato umano del brand, perché alla fine della fiera siamo sempre persone che si rivolgono ad altre persone.

5. Stabilisci un piano d'azione

Lo dico sempre, la strategia è fondamentale. Se non hai un piano ben definito che comprenda:

beh allora lascia stare. È facile dai, le classiche 5W.

6. Qualità

Investi nella qualità. Se possibile utilizza contenuti originali, foto e video realizzati ad hoc. Sono più genuini, autentici e attirano di più l’attenzione raggiungendo lo scopo di suscitare emozioni.

Tempo medio di attenzione cervello umano

Ricordiamoci anche che il tempo medio di attenzione del cervello umano è calato a soli 8 secondi, vuoi per la quantità di informazioni da cui è quotidianamente bombardato, vuoi per il poco tempo a disposizione.

È quindi importante centrare l’obiettivo in un lasso di tempo veramente breve.

Se proprio non hai la possibilità di creare contenuti tuoi vabbè, puoi ripiegare sugli archivi stock, non sono la Morte Nera. Scegli immagini o video che non sembrino troppo “finti”. Ne puoi trovare sia sulle piattaforme classiche, quelle a pagamento come Istock, Depositphotos o Shutterstock, oppure anche sugli archivi gratuiti. Su Unsplash, ad esempio, si trovano immagini molto belle e realistiche, così come su Freepik, Splitshire e Pixabay. Per i video invece ti consiglio Pexels.

7. Non essere troppo autoreferenziale

Oggi posto la foto di un prodotto, domani la foto di un prodotto, dopodomani il video… di un prodotto. No, non funziona proprio così.

Mostrare sempre e soltanto il proprio prodotto non è coinvolgente, non suscita emozioni.

Sì, però il prodotto devo farlo vedere se voglio vendere, dirai tu. Certo, ma usa modi astuti per farlo. Mostra ad esempio come nasce, attraverso foto o video di backstage. Fai parlare le persone che il tuo prodotto lo utilizzano. Oppure crea contenuti utili, come video o suggerimenti. Non puntare subito a vendere, ma cerca di stabilire un contatto con il tuo pubblico e conquistalo.

Sii di ampie vedute

Ok, ho capito tutto. Creo una bella immagine dei miei operai che lavorano per costruire un macchinario, ci abbino un buon copy e lo condivido su Facebook. Sono stata brava.

Non limitarti ai social! Il visual storytelling passa attraverso diversi canali e non è nemmeno fatto soltanto di immagini e video.

Anche le presentazioni che fai a clienti o colleghi possono essere occasioni per fare visual storytelling.

Le infografiche: quale migliore occasione per utilizzare degli elementi grafici? Ricordiamoci che le persone tendono a ricordare l’80% di quello che vedono e il 20% di quello che leggono.

Visual storytelling: Immagini vs Testi

Ecco che in certi casi mostrare dati visivamente oltre che utilizzare solo parole può essere di grande aiuto. È il caso anche dei grafici, quando ad esempio dobbiamo presentare dei report a un cliente.

E poi come tralasciare i meme, che riescono ad abbinare gli elementi visuali all’umorismo e sono diretti e immediati.

Meme: un elemento da sfruttare in una strategia di visual storytelling

(Colgo l'occasione per citare e ringraziare la pagina Baby George ti disprezza che periodicamente ci regala risate a profusione :D)

I tool per fare visual storytelling

Vorrei suggerirti ora alcuni strumenti molto utili che possono aiutarti nella tua attività di visual storyteller. Dei tool con i quali puoi creare elementi grafici accattivanti, dalle immagini ai video alle infografiche, per le tue strategie di comunicazione.

È un’App per iPhone che consente di creare brevi video della durata massima di 15 secondi, permettendo di utilizzare anche una serie di filtri preimpostati per dare degli effetti particolari ai tuoi filmati. Con Cinamatic puoi poi condividere il tuo video su Instagram, Facebook o YouTube, al solo costo dell’App di €3,49.

È uno strumento dichiaratamente votato allo storytelling, che vanta fra i suoi utilizzatori aziende del calibro della BBC, The Guardian, The Telegraph. In pratica ti permette di creare vere e proprie pagine web ricche di video, immagini e testi. I piani proposti in questo caso non sono proprio economici, essendo uno strumento più professionale rispetto al precedente.

È un tool molto utile per realizzare velocemente contenuti grafici di impatto da condividere sui social, senza dover passare da software specifici come Photoshop. Consente di scegliere fra una serie di formati già impostati, ad esempio per i post di Facebook, e mette a disposizione una libreria di immagini, font e template gratuiti più altri a pagamento, consentendo di caricare anche le proprie immagini e di salvare i propri progetti (per approfondire l'uso di questo strumento puoi leggere il post Programmi di grafica gratis: i Tutorial di Canva e Snappa).

Simile al precedente, ma con una particolarità: si utilizza solo sull’App per mobile. Consente di realizzare bellissime storie utilizzando foto, video e testo, e condividerle poi sui vari social. Steller non è soltanto un’App, ma anche una community: gli utenti possono infatti condividere le proprie storie all’interno della community e interagire con gli altri utenti commentando e mettendo Mi piace alle loro storie.

Dimentica i grafici noiosi e difficili da leggere! Con Infogr.am è possibile realizzare grafici animati, con la possibilità di aggiungere tooltip e informazioni utili quando si passa con il puntatore sui dati. Si parte da un piano Basic gratuito fino alle soluzioni Enterprise.

È un pratico tool per la creazione di grafiche animate. Le possibilità e gli ambiti di applicazione sono davvero tanti, dall’e-commerce, alle mappe, ai blog e le infografiche. Anche qui si parte da un piano Basic gratuito, che ti permette di testare alcune funzionalità, fino a quello personalizzato.

Strategie visual: quelli bravi...

Vediamo ora qualche esempio di come i grandi brand fanno uso del visual storytelling, nel bene e nel male. Non sempre infatti avere budget smisurati e le migliori agenzie è una garanzia di successo.

La prima della classe, che non manca mai in ogni esempio di marketing vincente, è sicuramente Apple, che riesce sempre a fare centro. Un esempio è l’ultima serie di spot per Ipad Pro: brevi, ironici e mirati, raccontano ministorie risolvendo necessità più o meno reali degli utenti.

Come dimenticare poi lo spot di Natale con protagonista un Frankenstein addirittura commovente?

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Un altro bell’esempio di visual storytelling è il recente cortometraggio di Fiat per il 60° compleanno di 500. Lascia che abbiano scelto una delle migliori agenzie pubblicitarie al mondo. Lascia che abbiano ingaggiato un attore dal fascino particolarmente rétro che ha impersonato al meglio il protagonista. Lascia che il prodotto in sé sia un’auto iconica. Il risultato comunque è un corto imperdibile, romantico e divertente.

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Passiamo dai video alle immagini e spostiamoci su un altro canale.

Tourism Ireland ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto che già da sola bastava ad emozionare e far desiderare di essere in quei luoghi. Ma poi non si sono limitati a descrivere di quale posto si trattasse, hanno raccontato le sensazioni che puoi provare trovandoti sulla cima di quelle scogliere, il senso di libertà, la natura selvaggia, l’infinito. A me è venuta la pelle d’oca, non so a voi...

Strategia di visual storytelling di Tourism Ireland (Instagram post)

...e i rimandati!

E poi ci sono le storie venute male. È il caso di uno degli ultimi adv di McDonald’s per la tv inglese. Lo spot racconta di un ragazzino, rimasto orfano di padre, che chiede alla propria madre di raccontargli qualcosa di lui. Scopre deluso di non avere nulla in comune con il genitore tranne… il Filet-O-Fish! Ora, a parte che mi piacerebbe sapere a chi piace l’hamburger di pesce, lo spot ha sollevato un sacco di polemiche da parte di vari genitori e associazioni, accusato di essere indelicato, opportunista ed insensibile, ed è stato ritirato. Saggia decisione, ma ormai il danno era stato fatto, e sicuramente McDonald’s ha perso molti punti nella considerazione di una certa fetta dei suoi clienti. È il caso di dire che ha proprio toppato strategia.

Tirando le somme

Quindi, in conclusione, quali sono i punti focali di una strategia di visual storytelling fatta bene?

  • ascolta il tuo pubblico,

  • segui una strategia,

  • trasmetti emozioni.

Infine un consiglio bonus: osserva, studia, sperimenta, riavvolgi. Perché non si smette mai di imparare e la perfezione è irraggiungibile.

E tu, hai dei suggerimenti o vuoi condividere il tuo percorso nel mondo del visual storytelling?

Non essere timido e metti mano alla tastiera!

Visual stoytelling: come si imposta un progetto di successo

Storytelling, visual storytelling, corporate storytelling, storytelling con patate, storytelling alla griglia… ce n’è per tutti i gusti.

Come orientarsi in questo universo, e soprattutto, come farlo bene? Esploriamo assieme questo argomento così attuale, per capire come poterlo integrare nelle nostre strategie di marketing.

La mia esperienza

Fino a qualche tempo fa non mi occupavo di visual storytelling, lo confesso. Poi vuoi per il fatto che univa le mie due passioni, quella per la scrittura e quella per la grafica, vuoi perché mi sono resa conto della sua importanza e della potenza che può avere (se ben fatto) per un brand, ho cominciato a studiarlo e ad utilizzarlo.

La strada è ancora lunga, d’altra parte “Roma non è stata costruita in un giorno”.

Vorrei però condividere con te il percorso che ho fatto, che parte dal capire innanzitutto che cos’è il visual storytelling, analizzando in seguito alcune strategie e tool utili da mettere subito in pratica.

Storytelling: l’arte di raccontare storie

Cominciamo dalle presentazioni. Che cos'è il visual storytelling? Semplice, lo dice il nome. Storytelling vuol dire raccontare storie, visual vuol dire che lo fai con degli elementi visivi.

Ehm, non proprio…

Lo storytelling è il processo attraverso il quale si costruisce e si organizza la narrazione di un racconto, e il visual storytelling fa questo anche grazie all’utilizzo delle immagini e dei video.

Okay, in parte uno storyteller racconta delle storie, ma c’è un qualcosa di più. Lo storytelling è un’arte, dove queste storie vengono raccontate in modo strutturato ed organizzato, ponendosi un determinato obiettivo. Alle persone piacciono le storie. Da sempre amano raccontarle e ascoltarle, le condividono e ne traggono insegnamenti. E questo accade da molti, molti, molti anni.

Già il tuo pro-pro-pro-pro zio probabilmente utilizzava il visual storytelling quando rappresentava l’esito della sua ultima battuta di caccia al bisonte sulla parete della sua caverna.

Le pitture rupestri di Altamira: esempi ancestrali di visual storytellingLe pitture rupestri di Altamira, uno dei primi esempi di visual storytelling

Molti anni più tardi gli antichi egizi riempivano interi papiri di geroglifici, ossia di elementi visuali, e di scene che rappresentavano le loro divinità o più semplicemente la loro vita quotidiana.

Da sempre quindi facciamo visual storytelling senza rendercene conto.

L’uomo ha cominciato a comunicare prima in modo visivo, e solo in seguito ha inventato un alfabeto e un modo di esprimersi testuale. Ma gli elementi visuali sono rimasti comunque largamente utilizzati. Perché?

Velocità elaborazione stimoli cervello rispetto alle immagini

Le immagini vengono elaborate 60.000 volte più velocemente dal nostro cervello rispetto a un testo da leggere. La comunicazione visiva è quindi più immediata ed è più semplice da comprendere.

Le immagini riescono a raccontare, spiegare e illustrare ciò che le parole a volte fanno fatica a comunicare in modo immediato. Ma allora basta costruire un racconto per riuscire a conquistare il  pubblico e avere successo? No, non esattamente. Come tutto ciò che riguarda il marketing occorre sempre avere una strategia ben pianificata.

Come facciamo allora a creare un visual storytelling di successo?

Le 7 regole d’oro da rispettare per fare Visual Storytelling

1. Impara a conoscere il tuo brand

Dai, questo è scontato, certo che lo conosco! Ma lo conosci veramente a fondo?

Lo so, mi ripeto, ma non posso farne a meno. Qui ritorniamo alla base di ogni strategia di brand: è necessario analizzare e definire con attenzione i valori del brand. Che cosa ritiene più importante? Che cosa vuole trasmettere ai propri utenti? Per far questo occorre chiaramente avere alle spalle una solida brand identity, sennò ciaone!

2. Lo schema narrativo

Il principe incontra la principessa, che viene però rapita dal drago cattivo. Il principe lo sfida, salvandola, e vissero felici e contenti.

Questo è lo schema narrativo classico che ritroviamo in tantissimi racconti scritti, ma il principio è valido anche nell’ambito del visual. C’è una situazione iniziale di equilibrio dell’eroe, l’equilibrio viene rotto dall’antagonista, l’eroe deve affrontare mille peripezie, spesso appoggiato da un aiutante, finché non ritrova l’equilibrio.

Schema narrativo classico valido anche per il Visual storytelling

Non si tratta di raccontare storie tutte uguali, ma utilizzare uno schema narrativo riconoscibile, perché l’utente ha bisogno di trovare qualcosa che conosce per riuscire ad orientarsi, e qui mi collego al punto successivo.

3. Riconoscibilità

Non solo attraverso l’utilizzo di uno schema narrativo.

Le immagini che scegliamo per il nostro progetto di visual storytelling devono far parte della sfera di conoscenza dei nostri utenti.

Se vogliamo comunicare con qualcuno dobbiamo usare un linguaggio che sia da lui comprensibile, senza offendere e senza urtare la sensibilità di nessuno. Questo vale anche per le immagini. Un esempio è la simbologia dei colori nelle varie culture. Il bianco ha un significato diverso per un utente occidentale da quello che gli viene attribuito da un utente orientale. Allo stesso modo ci sono colori che attirano di più l’attenzione, o colori che possono suscitare emozioni diverse: il blu infonde tranquillità e fiducia, il rosso energia ed emozioni più forti.

Non a caso i segnali stradali rossi comunicano pericoli o divieti, mentre quelli blu degli obblighi o dei comportamenti che sono consentiti.

Si tratta di capire che cosa dobbiamo comunicare e a chi.

4. Emozionare

C’è poco da fare, le emozioni guidano il cuore e la mente delle persone. Possiamo anche aver scelto il fotografo più bravo, il video maker più creativo, il set più figo, ma se non suscitiamo emozioni negli utenti che ci seguono il nostro progetto di visual storytelling sarà del tutto inutile.

Dobbiamo generare curiosità, creare empatia e coinvolgere il più possibile gli utenti, fornendo contenuti che possano risvegliare le loro emozioni.

Mostriamo il lato umano del brand, perché alla fine della fiera siamo sempre persone che si rivolgono ad altre persone.

5. Stabilisci un piano d'azione

Lo dico sempre, la strategia è fondamentale. Se non hai un piano ben definito che comprenda:

beh allora lascia stare. È facile dai, le classiche 5W.

6. Qualità

Investi nella qualità. Se possibile utilizza contenuti originali, foto e video realizzati ad hoc. Sono più genuini, autentici e attirano di più l’attenzione raggiungendo lo scopo di suscitare emozioni.

Tempo medio di attenzione cervello umano

Ricordiamoci anche che il tempo medio di attenzione del cervello umano è calato a soli 8 secondi, vuoi per la quantità di informazioni da cui è quotidianamente bombardato, vuoi per il poco tempo a disposizione.

È quindi importante centrare l’obiettivo in un lasso di tempo veramente breve.

Se proprio non hai la possibilità di creare contenuti tuoi vabbè, puoi ripiegare sugli archivi stock, non sono la Morte Nera. Scegli immagini o video che non sembrino troppo “finti”. Ne puoi trovare sia sulle piattaforme classiche, quelle a pagamento come Istock, Depositphotos o Shutterstock, oppure anche sugli archivi gratuiti. Su Unsplash, ad esempio, si trovano immagini molto belle e realistiche, così come su Freepik, Splitshire e Pixabay. Per i video invece ti consiglio Pexels.

7. Non essere troppo autoreferenziale

Oggi posto la foto di un prodotto, domani la foto di un prodotto, dopodomani il video… di un prodotto. No, non funziona proprio così.

Mostrare sempre e soltanto il proprio prodotto non è coinvolgente, non suscita emozioni.

Sì, però il prodotto devo farlo vedere se voglio vendere, dirai tu. Certo, ma usa modi astuti per farlo. Mostra ad esempio come nasce, attraverso foto o video di backstage. Fai parlare le persone che il tuo prodotto lo utilizzano. Oppure crea contenuti utili, come video o suggerimenti. Non puntare subito a vendere, ma cerca di stabilire un contatto con il tuo pubblico e conquistalo.

Sii di ampie vedute

Ok, ho capito tutto. Creo una bella immagine dei miei operai che lavorano per costruire un macchinario, ci abbino un buon copy e lo condivido su Facebook. Sono stata brava.

Non limitarti ai social! Il visual storytelling passa attraverso diversi canali e non è nemmeno fatto soltanto di immagini e video.

Anche le presentazioni che fai a clienti o colleghi possono essere occasioni per fare visual storytelling.

Le infografiche: quale migliore occasione per utilizzare degli elementi grafici? Ricordiamoci che le persone tendono a ricordare l’80% di quello che vedono e il 20% di quello che leggono.

Visual storytelling: Immagini vs Testi

Ecco che in certi casi mostrare dati visivamente oltre che utilizzare solo parole può essere di grande aiuto. È il caso anche dei grafici, quando ad esempio dobbiamo presentare dei report a un cliente.

E poi come tralasciare i meme, che riescono ad abbinare gli elementi visuali all’umorismo e sono diretti e immediati.

Meme: un elemento da sfruttare in una strategia di visual storytelling

(Colgo l'occasione per citare e ringraziare la pagina Baby George ti disprezza che periodicamente ci regala risate a profusione :D)

I tool per fare visual storytelling

Vorrei suggerirti ora alcuni strumenti molto utili che possono aiutarti nella tua attività di visual storyteller. Dei tool con i quali puoi creare elementi grafici accattivanti, dalle immagini ai video alle infografiche, per le tue strategie di comunicazione.

È un’App per iPhone che consente di creare brevi video della durata massima di 15 secondi, permettendo di utilizzare anche una serie di filtri preimpostati per dare degli effetti particolari ai tuoi filmati. Con Cinamatic puoi poi condividere il tuo video su Instagram, Facebook o YouTube, al solo costo dell’App di €3,49.

È uno strumento dichiaratamente votato allo storytelling, che vanta fra i suoi utilizzatori aziende del calibro della BBC, The Guardian, The Telegraph. In pratica ti permette di creare vere e proprie pagine web ricche di video, immagini e testi. I piani proposti in questo caso non sono proprio economici, essendo uno strumento più professionale rispetto al precedente.

È un tool molto utile per realizzare velocemente contenuti grafici di impatto da condividere sui social, senza dover passare da software specifici come Photoshop. Consente di scegliere fra una serie di formati già impostati, ad esempio per i post di Facebook, e mette a disposizione una libreria di immagini, font e template gratuiti più altri a pagamento, consentendo di caricare anche le proprie immagini e di salvare i propri progetti (per approfondire l'uso di questo strumento puoi leggere il post Programmi di grafica gratis: i Tutorial di Canva e Snappa).

Simile al precedente, ma con una particolarità: si utilizza solo sull’App per mobile. Consente di realizzare bellissime storie utilizzando foto, video e testo, e condividerle poi sui vari social. Steller non è soltanto un’App, ma anche una community: gli utenti possono infatti condividere le proprie storie all’interno della community e interagire con gli altri utenti commentando e mettendo Mi piace alle loro storie.

Dimentica i grafici noiosi e difficili da leggere! Con Infogr.am è possibile realizzare grafici animati, con la possibilità di aggiungere tooltip e informazioni utili quando si passa con il puntatore sui dati. Si parte da un piano Basic gratuito fino alle soluzioni Enterprise.

È un pratico tool per la creazione di grafiche animate. Le possibilità e gli ambiti di applicazione sono davvero tanti, dall’e-commerce, alle mappe, ai blog e le infografiche. Anche qui si parte da un piano Basic gratuito, che ti permette di testare alcune funzionalità, fino a quello personalizzato.

Strategie visual: quelli bravi...

Vediamo ora qualche esempio di come i grandi brand fanno uso del visual storytelling, nel bene e nel male. Non sempre infatti avere budget smisurati e le migliori agenzie è una garanzia di successo.

La prima della classe, che non manca mai in ogni esempio di marketing vincente, è sicuramente Apple, che riesce sempre a fare centro. Un esempio è l’ultima serie di spot per Ipad Pro: brevi, ironici e mirati, raccontano ministorie risolvendo necessità più o meno reali degli utenti.

Come dimenticare poi lo spot di Natale con protagonista un Frankenstein addirittura commovente?

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Un altro bell’esempio di visual storytelling è il recente cortometraggio di Fiat per il 60° compleanno di 500. Lascia che abbiano scelto una delle migliori agenzie pubblicitarie al mondo. Lascia che abbiano ingaggiato un attore dal fascino particolarmente rétro che ha impersonato al meglio il protagonista. Lascia che il prodotto in sé sia un’auto iconica. Il risultato comunque è un corto imperdibile, romantico e divertente.

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Passiamo dai video alle immagini e spostiamoci su un altro canale.

Tourism Ireland ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto che già da sola bastava ad emozionare e far desiderare di essere in quei luoghi. Ma poi non si sono limitati a descrivere di quale posto si trattasse, hanno raccontato le sensazioni che puoi provare trovandoti sulla cima di quelle scogliere, il senso di libertà, la natura selvaggia, l’infinito. A me è venuta la pelle d’oca, non so a voi...

Strategia di visual storytelling di Tourism Ireland (Instagram post)

...e i rimandati!

E poi ci sono le storie venute male. È il caso di uno degli ultimi adv di McDonald’s per la tv inglese. Lo spot racconta di un ragazzino, rimasto orfano di padre, che chiede alla propria madre di raccontargli qualcosa di lui. Scopre deluso di non avere nulla in comune con il genitore tranne… il Filet-O-Fish! Ora, a parte che mi piacerebbe sapere a chi piace l’hamburger di pesce, lo spot ha sollevato un sacco di polemiche da parte di vari genitori e associazioni, accusato di essere indelicato, opportunista ed insensibile, ed è stato ritirato. Saggia decisione, ma ormai il danno era stato fatto, e sicuramente McDonald’s ha perso molti punti nella considerazione di una certa fetta dei suoi clienti. È il caso di dire che ha proprio toppato strategia.

Tirando le somme

Quindi, in conclusione, quali sono i punti focali di una strategia di visual storytelling fatta bene?

  • ascolta il tuo pubblico,

  • segui una strategia,

  • trasmetti emozioni.

Infine un consiglio bonus: osserva, studia, sperimenta, riavvolgi. Perché non si smette mai di imparare e la perfezione è irraggiungibile.

E tu, hai dei suggerimenti o vuoi condividere il tuo percorso nel mondo del visual storytelling?

Non essere timido e metti mano alla tastiera!

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